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Il rapparto tra Spiritualità, Religiosità e Salute Mentale

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Il rapparto tra Spiritualità, Religiosità e Salute Mentale

Autore

Erika Giannola

Religione e spiritualità sono costrutti che influiscono sulle credenze e le attitudini, sui comportamenti e le esperienze personali, determinano spesso fenomeni di natura emotiva, così come differenti livelli di consapevolezza e sensibilità.

La religiosità è considerata come l’adesione personale a una dottrina o a un credo specifico basato su di un potere soprannaturale; mentre la spiritualità è definita come la capacità umana intrinseca di auto-trascendenza, nella quale il sé è inserito dentro qualcosa di più grande, qualcosa di sacro. La spiritualità, inoltre, motiva la ricerca di connessione, di significato, di scopo e del proprio contributo nel mondo. La spiritualità può essere concepita come quell’aspetto dell’umanità che si riferisce al modo in cui l’individuo cerca ed esprime significati e scopi, ed è anche concepita come il modo in cui i soggetti fanno esperienza della propria connessione con il momento presente, con sé stessi, con gli altri, con la natura e con ciò che si definisce “sacro” (Peres et al., 2018). Infine, sappiamo che i due costrutti di religiosità e spiritualità sono strettamente correlati tra loro (Wong et al., 2006). In particolare, ciò che hanno in comune spiritualità e religiosità è l’attitudine a ricercare un significato. Quest’ultimo costituisce un elemento importante della religione poiché è universalmente noto che le religioni si occupano di questioni riguardanti cos’è importante nella vita, quali sono gli scopi di vita delle persone o qual è la natura dell’esperienza umana (Peres et al., 2018).

Diversi studi mettono in luce come la pratica religiosa sia correlata ad una migliore salute fisica e mentale. Religiosità e spiritualità sono spesso state considerate come fattori protettivi decisamente importanti in virtù della relazione positiva tra religiosità e salute mentale (AbdAleati et al., 2016). Nello specifico, prendendo in considerazione la popolazione generale e campioni medici, sembra che il coinvolgimento nelle pratiche religiose sia associato ad un minore rischio d’insorgenza di disturbi depressivi e suicidalità, e in coloro che soffrono di depressione tale coinvolgimento è associato a minore sfiducia e sconforto, nonché a dei migliori risultati nel trattamento affrontato. Inoltre, svariate ricerche che prendono in esame la religiosità come strategia di coping, suggeriscono che i comportamenti e le credenze legati alla religione costituiscono delle risorse importanti per le persone nei momenti di vita più stressanti (Rosmarin et al., 2013).  Ma, nello specifico, in che modo il proprio livello di religiosità o spiritualità aiuterebbe a stare meglio mentalmente?

In accordo con la letteratura pregressa possiamo affermare che una delle principali virtù incoraggiate dai leader spirituali e dalle istituzioni religiose è la gratitudine (Tsang et al., 2012), ossia la consapevolezza personale per le cose positive capitate ed esistenti, che può essere indirizzata verso fonti umane e non umane. In generale la gratitudine consiste nell’attenzione e nell’apprezzamento verso gli aspetti positivi della vita (Wood et al., 2010). Questa virtù è associata ad un maggiore benessere, a felicità, emozioni positive, maggiore autostima e soddisfazione verso la propria vita. La gratitudine sembra rappresentare un fattore protettivo verso la psicopatologia; infatti, essa correla negativamente con ansia e depressione.

L’uso della religione come strategia di coping sembra essere strettamente legato al mantenimento della gratitudine di fronte a episodi stressanti. Infatti, molte strategie cognitive di coping tipiche della religione, come considerare gli eventi negativi “una lezione”, considerare le avversità come opportunità per consolidare il proprio legame con Dio, o vedere gli eventi di vita come manifestazioni del volere divino, costituiscono metodi efficaci per vivere meglio i momenti stressanti, dando loro un significato e uno scopo che aiuti a mantenere salda la propria gratitudine (Rosmarin et al., 2016).

La religione è anche strettamente legata alla capacità di perdonare, ossia di abbandonare il desiderio di vendetta e risentimento verso una persona che ci ha causato dispiacere, e sforzarsi di rispondere con generosità, compassione e gentilezza verso la stessa (Tuck & Anderson, 2014). È una capacità spesso rinforzata dai rituali e dagli insegnamenti religiosi (Escher, 2013). In letteratura il perdono è associato negativamente a depressione ed ansia, positivamente alla religiosità. Alti livelli di perdono sono associati a una migliore salute mentale e fisica e anche a maggiore felicità (Tuck & Anderson, 2014).

In conclusione possiamo affermare che gli aspetti connessi alla religiosità e alla spiritualità, e quindi gli atteggiamenti e i comportamenti insegnati (es. gratitudine e perdono), i riti praticati e soprattutto l’intrinseca capacità della religione di dare un significato e uno scopo a ciò che viviamo, sono aspetti correlati al nostro benessere interiore, che aiutano a migliorare la qualità di vita di ognuno di noi, evidenziando anche un miglioramento generale sul piano della salute mentale.

RIFERIMENTI

– AbdAleati, N. S., Mohd Zaharim, N., & Mydin, Y. O. (2016). Religiousness and Mental Health: Systematic Review Study. J Relig Health, 55(6), 1929-1937. https://doi.org/10.1007/s10943-014-9896-1

– Escher, D. (2013). How Does Religion Promote Forgiveness? Linking Beliefs, Orientations, and Practices. 52(1), 100-119. https://doi.org/https://doi.org/10.1111/jssr.12012

– Peres, M. F. P., Kamei, H. H., Tobo, P. R., & Lucchetti, G. (2018). Mechanisms Behind Religiosity and Spirituality’s Effect on Mental Health, Quality of Life and Well-Being. J Relig Health, 57(5), 1842-1855. https://doi.org/10.1007/s10943-017-0400-6

– Rosmarin, D. H., Bigda-Peyton, J. S., Öngur, D., Pargament, K. I., & Björgvinsson, T. (2013). Religious coping among psychotic patients: relevance to suicidality and treatment outcomes. Psychiatry Res, 210(1), 182-187. https://doi.org/10.1016/j.psychres.2013.03.023

– Rosmarin, D. H., Pirutinsky, S., Greer, D., & Korbman, M. (2016). Maintaining a grateful disposition in the face of distress: The role of religious coping. Psychology of Religion and Spirituality, 8, 134-140. https://doi.org/10.1037/rel0000021

– Tsang, J.-A., Schulwitz, A., & Carlisle, R. D. (2012). An experimental test of the relationship between religion and gratitude. Psychology of Religion and Spirituality, 4, 40-55. https://doi.org/10.1037/a0025632

– Tuck, I., & Anderson, L. (2014). Forgiveness, flourishing, and resilience: the influences of expressions of spirituality on mental health recovery. Issues Ment Health Nurs, 35(4), 277-282. https://doi.org/10.3109/01612840.2014.885623

– Wong, Y. J., Rew, L., & Slaikeu, K. D. (2006). A systematic review of recent research on adolescent religiosity/spirituality and mental health. Issues Ment Health Nurs, 27(2), 161-183. https://doi.org/10.1080/01612840500436941

– Wood, A. M., Froh, J. J., & Geraghty, A. W. (2010). Gratitude and well-being: a review and theoretical integration. Clin Psychol Rev, 30(7), 890-905. https://doi.org/10.1016/j.cpr.2010.03.005

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