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All’interno della mente di chi fa i capricci a tavola

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All’interno della mente di chi fa i capricci a tavola: Perché alcuni bambini sono schizzinosi con il cibo?

Inside the Mind of a Picky Eater: Why some kids are so finicky about their food. (Natalie Jacewicz)

Autore

Giulia Clerici

I bambini frequentemente fanno i capricci a tavola. Si lamentano del cibo con urla e capricci.

Natasha Chong Cole, dottoressa in Scienze della Nutrizione presso l’Università dell’Illinois, riferisce che una delle preoccupazioni maggiori tra i genitori è proprio la difficolta nel far apprezzare il cibo ai propri figli.

Un recente articolo pubblicato su ‘Appetite’ informa che il secondo anno di età segna l’inizio di una fase “schizzinosa”. Questo comportamento diminuisce attorno al sesto anno, ma in alcuni casi possono esserci dei fattori che vanno ad aggravare il problema. Per esempio, a tre anni, molti bambini iniziano ad essere consapevoli di alcuni trucchi utilizzati dai i genitori per farli mangiare (es. imboccare il cibo fingendo un aeroplano o produrre espressioni di apprezzamento come ‘mmh, che buono!’).

Tuttavia, alcune ricerche sembrano indicare che questa fase ‘schizzinosa’ possa avere un vantaggio evolutivo. Infatti, i bambini tra i 16 e 29 mesi tendono a mettere in bocca qualsiasi cosa, dai pastelli al sapone per i piatti.

Ciò comporta un elevato rischio di avvelenarsi. Questa fase aiuterebbe i bambini con poca esperienza a distinguere tra ciò che è commestibile e ciò che non lo è.

Tamara Melton, dietista e nutrizionista presso l’Accademia di Nutrizione e Dietetica, propone la frequente esposizione a nuovi cibi per ridurre il comportamento di rifiuto nei bambini. Infatti, quando i bambini provano per la prima volta un nuovo cibo, prima che esso diventi familiare, hanno bisogno di provarlo circa venti volte prima.

Ancora, Nathasha Chong Cole sostiene che questi comportamenti possano avere una base genetica: un esempio è il gene “TASR38” che codifica per i recettori dell’amaro. Alcune persone potrebbero avere una variante di questo gene, ovvero avere più sensibilità per il sapore amaro e, di conseguenza, assaporare diversamente il cibo.

Cole afferma che esistano moltissimi altri geni che potrebbero influenzare le nostre preferenze nell’alimentazione.

Per questa ragione, sia la dottoressa Cole che la nutrizionista Melton suggeriscono di non forzare i bambini a mangiare ciò che non gradiscono. Soprattutto, i genitori dovrebbero evitare di presentare ai bambini le verdure come una condizione necessaria per ottenere un cibo dolce. Si rischierebbe, infatti, di farle percepire come un compito noioso e spiacevole.

Tuttavia, ciò non deve scoraggiare. ‘Appetite’ presenta un articolo nel quale si osserva che madri con meno influenza sulle abitudini alimentari dei figli crescono bambini con una mentalità più aperta verso il cibo, rispetto a madri che assumono un comportamento di rigido controllo.

Megan Jarman, nutrizionista dell’Università di Souththampton, riporta uno studio in cui un gruppo di madri ha cercato di sostituire le merendine, evitando di introdurle in casa, con frutta e verdura sempre a disposizione.

I loro figli, in una età tra i due e cinque anni, mostravano migliori abitudini alimentari rispetto ai compagni i cui genitori non avevano usato la stessa strategia.

Inoltre, sembrerebbe che queste strategie, che migliorano le abitudini alimentari nell’immediato, abbiano dei vantaggi anche a lungo termine. Natasha Chong Cole afferma che le abitudini alimentari, sia positive che negative, assunte nei primi anni di vita, tendano a non cambiare nel tempo.

Se da bambini si è capricciosi, anche da adulti sarà così!

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