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Assertività Età Evolutiva

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L'assertività in età evolutiva Capacità innata o abilità da sviluppare

Autori

dott.ssa A. Basso, dott.ssa S. Franceschini

L’assertività è la capacità di comunicare le proprie opinioni, i propri pensieri, i propri desideri, i propri diritti e i propri sentimenti in modo diretto, appropriato e onesto.
I conflitti con gli altri possono essere causati dall’incapacità di far valere le proprie esigenze e i propri diritti.

Il comportamento anassertivo può essere sia di tipo passivo che aggressivo: in entrambi i casi, infatti, la persona non riesce a raggiungere uno stato di benessere con se stessa e con gli altri.

Nel caso di comportamento anassertivo passivo la persona è debole e sottomessa, non riesce ad esprimersi come vorrebbe, è titubante, teme sempre il giudizio altrui e piuttosto che esporsi preferisce rimanere in silenzio e subire gli eventi.

Nel caso del comportamento anassertivo aggressivo, invece, la persona aggressiva è egocentrica, ostile, arrogante, non sente ragioni, deve avere il pieno controllo della situazione e tende sempre a sopraffare gli altri, calpestandoli con la propria apparente superiorità.

Questo è spesso riscontrato nei comportamenti degli adulti, ma nei bambini possiamo osservare le stesse modalità di relazione sociale: alcuni bambini tendono verso uno stile passivo, altri aggressivo e taluni assertivo.

Le domande che molti genitori, insegnanti, clinici si pongono sono: “Si nasce assertivi? Dove nasce lo stile relazionale dei bambini e come possiamo aiutarli a sviluppare abilità adeguate?”

L’assertività non è una modalità di relazione innata, ma si sviluppa nel corso di tutta la vita: le interazioni sociali aumentano, cambiano e aumenta il numero degli interlocutori, le abilità crescono diventando sempre più complesse e differenziate ma soprattutto flessibili.

Passiamo i primi anni dell’infanzia relazionandoci esclusivamente all’interno del nucleo familiare, poi arrivano i coetanei che lentamente assumono sempre più peso nella nostra vita fino all’adolescenza; non da ultimo vediamo crescere le nostre responsabilità e abilità nei confronti del mondo degli adulti, spesso cercando modelli a cui poter assomigliare.

Il bambino quindi apprende l’assertività, fin dalla tenera età, da ciò che vede ed esperisce nell’ambiente, nonché dalle risposte che l’ambiente restituisce allo stile comunicativo adottato.

Osservando meglio il comportamento dei bambini possiamo facilmente osservare come alcuni di questi non riescono ad instaurare o mantenere contatti coi coetanei, a parlare di sé o a esprimere i propri bisogni, le proprie opinioni e le loro emozioni a causa della loro ansia o riservatezza.

Altri bambini, invece, rispondono in modo aggressivo o vogliono sempre essere al centro dell’attenzione, senza rispettare i diritti, i desideri o le emozioni altrui.

Questi stili che definiamo come anassertivi possono dipendere da numerose cause: innanzitutto non possiamo non ricordare i diversi tratti temperamentali che ci caratterizzano di alta o bassa attività, ma anche, come abbiamo già accennato, alla mancata presenza di modelli adeguati o alle scarse occasioni e motivazioni per sviluppare uno stile relazionale più consono per interagire con gli altri.

La tematica dell’assertività acquista poi maggiore rilievo in campo evolutivo perché numerose sono le evidenze di correlazione tra stile di relazione del bambino e lo sviluppo di disturbi più o meno cronici.

In letteratura, infatti, sono presenti molte evidenze del rapporto tra anassertività di tipo passivo e lo sviluppo di difficoltà psicologiche nella sfera dei disturbi internalizzanti, come disturbi d’ansia e disturbi dell’umore durante la crescita. A questo proposito, infatti, numerose ricerche indicano la timidezza come fattore di rischio per lo sviluppo di un disturbo d’ansia (Snideman e Kagan, 1999); questi bambini, a differenza dei coetanei senza timidezza, manifestando uno stile relazionale maggiormente passivo già dalla tenera età, che tenderà a cronicizzarsi e che potrebbe, quindi, diventare un disturbo o favorirne la comparsa.

Bambini e adolescenti con tono dell’umore basso, invece, tendono a decodificare le situazioni sociali in modo errato ed hanno meno possibilità di iniziare un’interazione sociale rispetto ai bambini di un gruppo di controllo e questo non gli permette, quindi, di sperimentarsi nelle loro prime relazioni sociali e di avere cosi un minor bagaglio di esperienze che favorirà uno stile più rigido e meno adeguato alla molteplicità di situazioni che gli si presenteranno. Inoltre mettono in atto più spesso comportamenti aggressivi o negativi in situazioni sociali (Segrin e Flora, 2000).

Bambini con disturbo della condotta, ad esempio, tendono a valutare informazioni neutre come ostili e ciò giustifica in loro un comportamento aggressivo (Petermann e Petermann, 2012).

Questi bambini tendono a sovrastimare le loro abilità sociali e la loro accettazione sociale nonostante dispongano di uno scarso repertorio di soluzioni, soprattutto positive, per risolvere situazioni critiche. Questo comporta che spesso provano isolamento, rifiuto, impopolarità, sono malvoluti e mostrano incapacità di instaurare amicizie strette e durature.

Bambini con disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) tendono a comunicare in maniera inadeguata al contesto, ad esempio parlano eccessivamente con scarso controllo dell’intensità della voce, interrompono le persone che conversano o stanno svolgendo delle attività, non riescono ad attendere una scadenza o il proprio turno, e a causa di frequenti rifiuti da parte dei coetanei si comportano spesso in modo anassertivo-aggressivo, ovvero violano i diritti degli altri per soddisfare i propri.

Così come accade per gli adulti, la letteratura promuove e conferma l’utilità della progettazione di training assertivi anche per bambini. Come abbiamo visto non possiamo affermare con certezza che uno stile relazionale passivo o aggressivo sia l’origine o la conseguenza per lo sviluppo di disturbi internalizzanti o disturbi esternalizzanti, in quanto diverse variabili entrano in gioco, ma si può affermare che una migliore interazione sociale, basata sull’assertività, sia un buon punto di partenza per aiutare il bambino a sentirsi meglio e più a proprio agio nei vari contesti che deve affrontare nel suo percorso di vita.

L'Istituto Miller e i training di assertività

L’Istituto il Miller si occupa di training di assertività, tanto che nel suo programma formativo non mancano mai workshop di approfondimento e corsi veri e propri.

Per i mesi di settembre ed ottobre 2020 sono previste due edizioni di training dell’assertività dal titolo “Stare bene insieme” rivolto, in questo caso, agli adulti (singoli, coppie, gruppi o famiglie).

Il corso si svolgerà interamente online tramite piattaforma Zoom e sarà condotto da 2 psicologi del Miller: la Dr.ssa Marta Poggioli e il Dr. Lorenzo Corzani.

Per tutte le informazioni rimandiamo alla pagina dell’Istituto il Miller: [clicca qui]

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