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In ricordo di Aldo Galeazzi

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È giunta a tutti noi, amici e colleghi, in fondo inaspettata, la notizia che Aldo Galeazzi ci ha lasciato. Pur consapevoli dell’età e delle ormai sempre più precarie condizioni di salute, non eravamo preparati comunque a questa notizia, che ci rattrista profondamente.
Aldo Galeazzi è stato per molti di noi, cronologicamente, prima di tutto un docente e poi, per pochi di noi – più fortunati – un amico e una guida. È stato un nostro professore, all’università o alla scuola di specializzazione, poi è diventato qualcosa di più, grazie alla sua innata capacità di avvicinare le persone in modo tanto amichevole, rassicurante e “seducente”.
Credo che Aldo Galeazzi rispecchiasse a pieno la genovesità della sua generazione, il senso pratico sposato a quell’aria nobile e malinconica, il fare bonario e paziente, l’umorismo sempre sottile e intelligente. Ironia della sorte, tuttavia, per un genovese al 100% come lui – causa “fuitina”, come lui stesso ci raccontava – Aldo Galeazzi nasce nel Lazio, più precisamente in provincia di Rieti, a Fara in Sabina, nel 1932. La sua infanzia e la sua giovinezza però la trascorre tutta nella sua amatissima Genova. Ragazzo longilineo e sportivo, amava spesso parlare del rugby e, soprattutto, dell’Andrea Doria, la seconda metà della futura Genova blucerchiata, nella quale militò giovanissimo.
L’Università di Padova lo ha visto apprezzato docente per moltissimi anni, pressoché tutta la sua carriera universitaria. Quando Aldo Galeazzi arrivò a Padova (dopo una breve parentesi a Verona), il corso di laurea in psicologia dipendeva ancora dalla facoltà di Magistero, era attivo solo da circa un decennio e ci si laureava in psicologia solo a Padova e Roma. Ha vissuto pertanto tutti gli anni della crescita esponenziale della psicologia in Italia, contribuendo a formare centinaia e centinaia di futuri psicologi.
L’attività di formatore di Aldo Galeazzi ha tuttavia lasciato un segno ancor più indelebile nella sua Genova, con la fondazione, nel 1977, dell’Istituto Miller. Questo istituto è stato la sua creatura perfetta, capace di diventare ben presto un punto di riferimento per tanti futuri professionisti, formati nella psicologia cognitivo-comportamentale, provenienti non solo da tutta la Liguria, ma anche dai vicini Piemonte, Emilia, Lombardia, e successivamente – con l’apertura della sede di Firenze – anche dalla Toscana. Aldo Galeazzi ha saputo contribuire fattivamente e generosamente allo sviluppo della CBT nel nostro paese, essendo inoltre tra i soci fondatori dell’Associazione Italiana di Analisi e Modificazione del Comportamento (AIAMC), di cui è stato anche apprezzato presidente.
Personalmente lo conobbi a lezione, a Padova, nel lontano 1984, un altro secolo, un altro mondo. Le lezioni di psicologia generale si tenevano in una delle tante strutture tetre e umide, sparse per la città del Santo, che accoglievano i pionieristici corsi di laurea in psicologia. Con lui conobbi la psicologia comportamentale: fu una illuminazione per molti di noi, fino ad allora ignari di questo universo che sarebbe diventato il nostro. Attraverso le lezioni di Aldo Galeazzi ci fu la “conversione” al comportamentismo di molti suoi allievi. Con grande chiarezza e affabilità, un Aldo Galeazzi poco più che cinquantenne ci ipnotizzava, con lunghe pause studiate, raccogliendo le idee mentre aspirava l’immancabile sigaretta (era proprio un altro mondo), tirandoci a sé da attore consumato. Ci nutriva con sapiente autorevolezza, presentandoci, su un piatto d’argento, ciò che andavamo cercando da tempo, la psicologia “seria”, quella pragmatica, fattuale, quella che vuole essere scienza. Le sue lezioni erano un appuntamento per me irrinunciabile, rinnovato anche alcuni anni dopo, con la frequenza alle sue lezioni di Psicologia della Personalità, dopo di che mi accettò in tesi, poi mi propose di restare con lui, prima tirocinante, poi assistente, poi come collega, con le tante pubblicazioni insieme.
Ci mancherà Aldo, come docente, come collega e come amico, nei suoi pregi e nei suoi difetti, anche questi degni di nota, ma che ce lo rendevano ancora più vero e più simpatico. Più lui, il nostro “Prof.”

Emilio Franceschina

Ho conosciuto il prof. Galeazzi durante il corso di specializzazione in psicoterapia cognitiva e comportamentale a Padova, all’ITC. Allora ero una psicologa in erba, sperduta, disorientata. Nel corso di quegli anni ho trovato nell’ITC un porto sicuro con una flotta formidabile. In prima linea Ezio Sanavio, Paolo Meazzini e Aldo Galeazzi. Ho voluto seguire la rotta che loro hanno tracciato e che molti, come me, hanno seguito. Io ho avuto la fortuna di salire sulle loro navi. Era formidabile. Non era facile.
Aldo mi ha insegnato ad osservare da vicino le persone, i loro comportamenti. Era una specie di gioco che facevamo quello di guardare la gente per la strada, cercando di capire ciò che accadeva loro. Mi ha insegnato a ricordarmi il nome delle persone, lui incredibilmente li ricordava tutti. Ha cercato di insegnarmi a non mostrare sempre quello che penso, ma non credo ci sia riuscito…(sigh!). E mi ha insegnato ad essere resiliente e ottimista. Lui lo era. Affrontava le difficoltà con una calma serafica, come se nulla potesse trafiggerlo. Lavorare con lui è stato divertente, spesso estenuante.
Ho sempre nutrito un fortissimo senso di appartenenza nei confronti dell’Istituto Miller, la sua “creatura” e sono onorata di poter esserne oggi il timoniere, confidando di poter tenere vivo il ricordo del nostro “Prof.”

Susanna Pizzo

Caro Prof,
immagino di scriverle queste righe con la sua penna dall’inchiostro verde.
Le scrivo per darle il mio saluto e lasciare qui il mio ricordo di lei.
È strano dirle qualcosa sapendo di non potere avere in cambio una sua risposta ermetica o un suo sguardo divertito e affettuoso, ma sento di volere comunque condividere l’immagine di lei che mi resta dentro. Sento di volerlo, ma anche di doverlo fare, proprio io che ho avuto la fortuna di conoscerla dal punto di vista professionale, ma anche e soprattutto umano.
Ho avuto il privilegio di viverla in una fase della sua vita più ‘lenta’, più riflessiva, una fase durante la quale era possibile soffermarsi a raccontarsi e a confrontarsi.
Come giovane tirocinante, assetata di conoscenza e innamorata della psicologia, ho potuto confrontarmi con il Prof, con il suo sapere e con la sua persona.
Sono stata a tu per tu con una parte vivente della psicologia e della psicoterapia e ho condiviso con questa tanti momenti, diventando pian piano una collega, un’allieva e collaboratrice.
Ricordo con tenera nostalgia le pause caffè delle 11:00 trascorse nel suo studio, pause ricche di suggerimenti professionali, di riflessioni su casi clinici o di dibattiti su come archiviare i libri della sua biblioteca che gelosamente custodiva.
La sua personalità e la sua professionalità saranno ricordate da tanti.
Persona d’impatto, a volte anche controversa, ha lasciato traccia nei cuori e nelle vite delle persone che ha incontrato, soprattutto nei giovani psicologi e terapeuti in formazione.
Sono sicura che tanti sorrideranno con me ricordando i momenti dei suoi ingressi in aula, quando nel pieno delle lezioni entrava in silenzio osservandoci con il suo fare da supervisore, o rivivendo i momenti di ballo e divertimento delle settimane residenziali trascorse insieme ai suoi corsisti.
Lei mi ha fatto dono della sua fiducia e della sua stima prendendomi per mano e accompagnandomi verso la costruzione della mia professione e ora il mio ricordo di lei è pieno solo di tanto affetto e gratitudine.
Mi ha insegnato l’arte dell’attesa e della riflessione, aiutandomi ad aumentare l’attenzione verso ogni singolo paziente e verso tutto ciò che accade in noi come terapeuti nell’incontro con l’altro, senza fretta, facendo tesoro dei preziosi minuti dopo il termine di una seduta.
Acuto osservatore, sosteneva sempre che guardare le scarpe che la persona calza potesse essere fonte di grandi informazioni.
Guardi le mie scarpe adesso, Prof. Le scarpe che adesso indosso sono consumate e portano il segno di tutti i passi che ho fatto e continuo a fare nel mio cammino professionale, iniziato in parte proprio nel suo studio. Se guardo indietro su questo cammino, posso vederla in piedi, lì in fondo, con il suo fare distinto e la sua eleganza mentre mi sorride e tira su la mano per un cenno di saluto.
Immagino la sua figura su uno sfondo ‘blu Miller’, come amava definirlo lei.
Forse posso anche scorgerla con uno dei suoi nuovi iPhone mentre prova con ostinazione a sperimentare la nuova fotocamera e le nuove funzionalità.
Anche in questo momento mi piace immaginarla seduto mentre osserva tutti noi con il suo fare divertito, tenendo in una mano un bicchiere d’acqua e nell’altra un bicchiere con il suo whisky preferito.
Grazie delle ispirazioni, della fiducia e dell’affetto che ha riservato a me e a tutti i suoi allievi.
Nessuno di noi sa dove arriverà, ma molti di noi sanno da dove sono partiti.
E lei, per me, è ai blocchi di partenza.
E io corro Prof., io continuo a correre portandola sempre nei miei ricordi e rendendola, spero, fiero di me e di quello che lei aveva già previsto.
Ciao Prof!
Con affetto e riconoscenza,

Lucia Di Guida

Aldo è stato un Professore a cui tutti noi dobbiamo essere riconoscenti, perché, per doti professionali ed umane, ha incarnato il paradigma di ciò che un Professore dovrebbe sempre essere: un insegnante di vita.
Sei stato un ricercatore/professore libero, indipendente, orgoglioso della tua produzione scientifica e consapevole dell’importanza del proprio ruolo: supportare, formare e far crescere diverse generazioni di psicologi e psicoterapeuti. Sei stato un insegnante competente, caparbio, scrupoloso, ma umile e mai superbo o altezzoso.
La tua scomparsa per tutti noi rappresenta una vera ferita e per me la mancanza di un caro e prezioso Amico.
Quel che oggi io sono, molto lo devo a te. Mi hai insegnato soprattutto ad affrontare la vita, le persone e avere sempre un atteggiamento positivo.
Sono a persone come te Aldo che dobbiamo rifarci, quando diciamo che dobbiamo formare le future generazioni. D’altronde, Sant’Agostino diceva che le parole insegnano, ma l’esempio trascina. Il tuo esempio è per me fonte di ispirazione giornaliera nell’affrontare la vita.
Conserverò sempre il tuo ricordo e condividerò con gli altri i tuoi insegnamenti e le nostre avventure, come quella volta che nel 2001 a margine di un convegno, finimmo su un documentario di Sky sulla vita mondana dei palermitani…

Grazie davvero Aldo e buona strada!

Luca Filipponi

Questo è un ricordo video che vogliamo condividere. La festa dei 83 anni del nostro caro prof. Galeazzi

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