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Phubbing genitoriale

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Phubbing genitoriale e conseguenze nei bambini

L’essere umano è caratterizzato da un forte bisogno di appartenenza e per questo è fortemente motivato a cercare di instaurare connessioni sociali con gli altri individui. Le nuove tecnologie offrono numerosi modi per soddisfare tale bisogno, costituendo canali semplici e utili per aiutare le persone a mantenersi in contatto gli uni con gli altri (Pancani et al., 2021).
Negli Stati Uniti più del 90% dei genitori utilizza il cellulare, in generale l’utilizzo di questo può portare a trascurare chi ci circonda, come il partner, gli amici, colleghi, genitori e talvolta anche i figli. Con il termine “phubbing” (nato dalla combinazione di phone e snubbing) indichiamo il comportamento volto ad ignorare o trascurare l’altro, e quindi la tendenza all’esclusione sociale, dovuta all’uso del proprio cellulare. Nella conversazione faccia a faccia, questo comportamento distrugge il senso di compresenza, conducendo ad una comunicazione di scarsa qualità e lasciando una forte sensazione di maleducazione (Xie & Xie, 2020).
Data la novità del fenomeno non si sa ancora molto sugli antecedenti e le conseguenze del phubbing, molto probabilmente, però, questo correla positivamente con la dipendenza da smartphone.
Il phubbing ha un chiaro impatto negativo sulle relazioni sociali: quando il partner è vittima di phubbing si nota una forte diminuzione della soddisfazione coniugale. Nell’ambiente lavorativo, invece, se il phubbing è messo in atto dal proprio capo, diminuisce l’impegno lavorativo e la fiducia nel proprio superiore (Pancani et al., 2021). Ma che succede invece se questo comportamento è messo in atto da un genitore e a subirlo è un figlio? Il phubbing genitoriale ha naturalmente un impatto negativo anche sui sentimenti dell’adolescente, veicolando un messaggio molto chiaro: guardare lo smartphone è più importante dei propri figli. Questa interferenza nella comunicazione e nell’interazione con i propri figli, causata dal cellulare, contribuisce ad aumentare un senso di rifiuto nell’adolescente, soprattutto in un periodo critico come l’adolescenza, caratterizzata da cambiamenti e sfide. In questo periodo, infatti, i ragazzi diventano più consapevoli di se stessi e maturano una forte preoccupazione verso le opinioni che gli altri hanno di loro (Wang et al., 2020).
Essendo il genitore la principale fonte di supporto per un figlio, gli effetti negativi del phubbing potrebbero essere maggiori e più incisivi nella relazione genitore-figlio, in cui la corrispondenza e la responsività sono fondamentali per un sano sviluppo del ragazzo. Alcuni studi in letteratura riportano che la distrazione materna dovuta all’uso di strumenti tecnologici, si associa a comportamenti esternalizzanti ed internalizzanti problematici (Pancani et al., 2021). In particolare, gli adolescenti che subiscono un alto livello di phubbing genitoriale tendono a riportare più sintomi depressivi. Inoltre, è dimostrato che il livello di autostima del ragazzo modera la relazione tra il phubbing genitoriale e i sintomi depressivi, per cui, negli gli adolescenti con bassa autostima, alti livelli di phubbing da parte di un genitore si associano ad una maggiore probabilità di soffrire di sintomi depressivi rispetto a coloro che riportano un’alta autostima (Wang et al., 2020).
Stando alla Teoria dell’apprendimento Sociale di Bandura, il phubbing genitoriale rappresenta un pessimo esempio per gli adolescenti, poiché per loro l’osservazione costituisce la principale via di apprendimento. L’osservazione di tale comportamento genitoriale, nei ragazzi, funge da trigger (grilletto) nei confronti di un uso problematico dello smartphone. Inoltre, il sentimento di solitudine provato dagli adolescenti quando i loro genitori non sono emotivamente presenti, perché impegnati nell’uso del cellulare, porta ad un uso più frequente dello stesso al fine di alleviare le emozioni negative provate. Per tale motivo, il phubbing genitoriale, è considerato un vero e proprio precursore della dipendenza comportamentale da uso di cellulare negli adolescenti (Geng et al., 2021).

RIFERIMENTI

– Geng, J., Lei, L., Ouyang, M., Nie, J., & Wang, P. (2021). The influence of perceived parental phubbing on adolescents’ problematic smartphone use: A two-wave multiple mediation model. Addict Behav, 121, 106995. https://doi.org/10.1016/j.addbeh.2021.106995

– Pancani, L., Gerosa, T., Gui, M., & Riva, P. (2021). “Mom, dad, look at me”: The development of the Parental Phubbing Scale. 38(2), 435-458. https://doi.org/10.1177/0265407520964866

– Wang, X., Gao, L., Yang, J., Zhao, F., & Wang, P. (2020). Parental Phubbing and Adolescents’ Depressive Symptoms: Self-Esteem and Perceived Social Support as Moderators. J Youth Adolesc, 49(2), 427-437. https://doi.org/10.1007/s10964-019-01185-x

– Xie, X., & Xie, J. (2020). Parental phubbing accelerates depression in late childhood and adolescence:A two-path model. J Adolesc, 78, 43-52. https://doi.org/10.1016/j.adolescence.2019.12.004

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