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Interventi assistiti con gli animali

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Gli Interventi assistiti con gli animali

Autore

Dott.ssa Cristiana Clemente Rivanera

Con la locuzione “Interventi Assistiti con gli Animali”, il Ministero della Salute indica «una vasta gamma di progetti finalizzati a migliorare la salute ed il benessere delle persone con l’ausilio di “pet”, ovvero di animali da compagnia» (Ministero della Salute, 2015).
La nascita della Pet Therapy, solitamente, viene fatta risalire allo psichiatra infantile Boris Levinson, il quale, nel saggio “The Dog as Co-Therapist” del 1961 (Levinson, 1961), non solo coniò questo termine bensì ne propose una prima teorizzazione. Egli, infatti, aveva notato quanto il suo cane Jingles avesse facilitato nella pratica clinica il lavoro con i suoi piccoli pazienti, primo tra tutti un bambino con disturbo autistico.
Da allora si è assistito ad uno sviluppo sempre maggiore della Pet Therapy, nello specifico: nel 1977 venne fondata in America la Delta Society, ovvero un’associazione finalizzata allo studio dell’interazione uomo-animale con i relativi effetti a livello terapeutico; successivamente, nel 1990 nacque la fondazione IAHAIO (International Association of Human – Animal Interaction Organizations) seguita, poi, nel 2006 dalla ISAAT (International Society for Animal Assisted Therapy).
In Italia, invece, la Pet Therapy approdò nel 1987 con l’organizzazione del primo convegno riguardante “Il ruolo degli animali da compagnia nella società odierna”, sotto il patrocinio del Ministero della Sanità, succeduto, poi, dal secondo convegno dal titolo “Pet Therapy, curarsi con gli animali”, promosso dalla Società Italiana Scienze Comportamentali e tenutosi a Padova nel 1997.
Il primo vero risultato, però, si ottenne nel 2002 con l’emanazione della Carta Modena ovvero il documento in cui venivano indicati i valori ed i principi riguardanti la relazione uomo ed animali, redatto dal Ministero della Salute in collaborazione con la Società Culturale Italiana Veterinari per Animali da Compagnia, Federazione Nazionale Ordine dei Medici Veterinari Italiani, Scuola di Interazione Uomo-Animale, Alma Master Studiorum, Università di Bologna, Facoltà di Medicina Veterinaria, Istituto zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise “G. Caporale” -Teramo.
Un altro grande traguardo raggiunto da tale disciplina fu il decreto del 18 giugno 2009 con cui si sanciva la creazione del Centro di Referenza Nazionale per gli Interventi Assistiti con gli Animali, avente lo scopo di: promuovere la ricerca per standardizzare i protocolli operativi riguardanti il controllo sanitario e comportamentale degli animali impiegati negli I.A.A.; aumentare la cooperazione tra medicina veterinaria ed umana, in maniera tale da incrementare quanto più possibile i benefici di tali attività; creare e gestire i percorsi di formazione per l’equipe di lavoro; aumentare le ricerche scientifiche rispetto all’utilizzo degli I.A.A. in relazione alle diverse tipologie di utenze ed, infine, raccogliere e diffondere le scoperte scientifiche in materia a livello internazionale.
Con la nascita del Centro di Referenza Nazionale emerse l’esigenza di linee guida atte a stabilire degli standard di qualità e di controllo degli I.A.A. Nel 2015 vennero promulgate, dunque, dopo il censimento nazionale delle strutture e degli operatori coinvolti (2013), le Linee Guida Nazionali che ufficializzarono il passaggio da “Pet Therapy” (attività per lo più ludica, senza organizzazione e riconoscimento delle figure professionali) ad “Interventi Assistiti con gli Animali”.
Conseguentemente, furono creati degli elenchi pubblici finalizzati ad indicare: le strutture ed i centri che forniscono tali interventi, i professionisti qualificati nell’ambito ed, inoltre, i progetti di educazione e di terapia assistita con gli animali in corso sul territorio nazionale.
Affermano le Linee Guida: «Gli Interventi Assistiti con gli Animali devono essere improntati al rispetto della legislazione vigente e, nei processi educativi e terapeutico-riabilitativi, su criteri scientifici e richiedono l’applicazione di protocolli che contemplino la presa in carico del paziente/utente, la stesura di un progetto, la definizione degli obiettivi, la verifica periodica dei risultati raggiunti e la capacità di lavorare in equipe da parte di specialisti che spesso appartengono ad ambiti scientifici e culturali molto diversi». (Ministero della Salute, 2015)
In base agli ambiti di applicazione è possibile distinguere tre diverse tipologie di attività:
– Attività Assistite con gli Animali (A.A.A.): interventi ludico-ricreativi e di socializzazione che possono essere rivolti ad un singolo così come ad un gruppo di individui, con lo scopo sia di accrescerne la qualità di vita ed il benessere, sia di promuovere un corretto rapporto uomo-animale. Le A.A.A. aiutano ad incrementare la motivazione e la partecipazione, a migliorare le capacità comunicative e relazionali e, infine, a sviluppare delle competenze pratiche grazie all’aiuto del pet.
– Educazione Assistita con gli Animali (E.A.A.): interventi di natura educativa che hanno lo scopo di aiutare i soggetti ad individuare e ad utilizzare le proprie risorse personali; a sviluppare le capacità progettuali; a migliorare le capacità comunicative e relazionali; a crescere a livello personale ed, inoltre, a reinserirsi nel contesto sociale.
Le E.A.A., quindi, possono trovare impiego: in caso di prolungata ospedalizzazione; in situazioni che prevedono ricoveri frequenti presso strutture sanitarie; in soggetti con malattia e/o disabilità con un programma assistenziale integrato; per trattare difficoltà relazionali; per affrontare problemi legati alla sfera emotiva e psicoaffettiva ed, infine, per migliorare e risolvere i problemi comportamentali e di adattamento.
– Terapia Assistita con gli Animali (T.A.A.): interventi terapeutici finalizzati alla cura di disturbi che possono riguardare la sfera cognitiva, relazionale, emotiva, fisica, neuro e psicomotoria. L’intervento necessita di prescrizione medica ed è, ovviamente, costruito ad hoc sul singolo paziente. È doveroso precisare che le T.A.A. non sostituiscono le cure tradizionali ma le affiancano, massimizzandone i benefici.
Va ricordato, inoltre, che gli I.A.A. sono sempre svolti da un’equipe multidisciplinare, con formazione specifica in ambito, come stabilito e regolamentato dalle Linee Guida Nazionali.
Il lavoro con i pet incide positivamente su diverse aree della persona, nello specifico:
– Sulla sfera cognitiva ed intellettiva: attenzione, concentrazione, memoria, flessibilità, controllo delle risposte riflesse, comprensione e adattabilità alla circostanza.
– Sulla sfera psichica: gestione delle emozioni, controllo degli impulsi, autostima, autoefficacia, affettività e percezione.
– Sulla comunicazione: intenzionalità, assertività, linguaggio verbale e non verbale.
– Sulla socializzazione: cooperazione, partecipazione e condivisione.
– Sulla sfera psicomotoria: orientamento spazio-temporale, sviluppo motorio, coordinazione, equilibrio, riflessi e, infine, controllo delle stereotipie.
Ad oggi, la validità degli I.A.A. è confermata da numerosi studi scientifici; nello specifico, essi si dimostrano particolarmente efficaci nel trattamento di: disturbi dell’apprendimento, ADHD, disturbi del neurosviluppo, sindrome di Down, sindrome di West, autismo, disturbi psicomotori, disturbi d’ansia, disturbo post traumatico da stress, disturbi dell’umore, disturbi psicotici, disturbi comportamentali, disturbi del comportamento alimentare, schizofrenia, insonnia, tossicodipendenze, maltrattamenti e/o violenze, demenze senili, malattie oncologiche ed, inoltre, di qualsiasi condizione che necessiti di riabilitazione motoria.
È risaputo, infatti, come nei bambini con disabilità, negli anziani e nei soggetti con disturbi psichici e/o fisici, il pet possa aiutare sia a soddisfare alcuni bisogni primari dell’individuo sia a recuperare alcune abilità fondamentali garantendo, così, un buon equilibrio psico-fisico.
Oltre a ciò, l’animale si è dimostrato anche un ottimo facilitatore sociale, aiutando le persone ad uscire dalla solitudine e dall’isolamento auto o eteroindotto, ed un eccellente ammortizzatore per le situazioni più delicate.
Il contatto con il nostro amico a quattro zampe, infine, è particolarmente indicato per le persone ipertese e cardiopatiche in quanto aiuta a ridurre la pressione sanguigna arteriosa e, di conseguenza, a regolare la frequenza cardiaca e respiratoria.

RIFERIMENTI
– Levinson, B. M. (1961). The dog as a “co-therapist.". Mental Hygiene, 46, 59-65.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/14464675/

– Ministero della Salute, (2015). Linee guida nazionali per gli interventi assistiti con gli animali (IAA).

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