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La terapia dialettico-comportamentale

Approfondimenti

La terapia dialettico-comportamentale (DBT)

Autore

Greta Brullo

La terapia dialettico-comportamentale, (Dialectical Behavior Therapy, DBT), è una metodologia terapeutica sviluppata alla fine degli anni ’90 da Marsha M. Linehan, ricercatrice di psicologia all’Università di Washington, che si è interessata in particolare al trattamento di persone con disturbo borderline di personalità (BPD).

La DBT mette insieme tecniche cognitivo-comportamentali tradizionali per la regolazione emotiva e l’esame di realtà con i concetti di consapevolezza, tolleranza dello stress e accettazione derivanti in larga parte dalla pratica meditativa buddhista.

La DBT è la prima terapia di dimostrata efficacia per il trattamento del Disturbo di personalità Borderline (BDP). Sulla base dei successi sperimentali e della somiglianza tra le modalità comportamentali di individui con stile borderline di personalità e persone affette da disturbo bipolare, la DBT viene oggi utilizzata in parecchi contesti clinici anche per il trattamento del disturbo bipolare.

La Linehan creò la DBT per il trattamento del burn-out dei terapeuti, in quanto essi sperimentavano stress in risposta alla mancanza di motivazione di alcuni pazienti, e in risposta alla difficoltà di questi ultimi a collaborare per un trattamento efficace.

La sua prima intuizione proveniva dall’’osservazione di pazienti che avevano ripetutamente tentato il suicidio (parasuicidio), i quali erano cresciuti in ambienti profondamente invalidanti e avevano bisogno di un’atmosfera di accettazione incondizionata nella quale sviluppare un’alleanza terapeutica costruttiva.

La sua seconda intuizione riguardava la necessità di un adeguato impegno al cambiamento da parte del paziente basato sull’accettazione radicale del suo gravissimo livello di disfunzione emotiva e sull’acquisizione di opportune abilità di vivere il momento presente.

Marsha Linehan mise insieme una serie di abilità per l’auto-regolazione emotiva facendo riferimento sia alla tradizione psicologica occidentale (la terapia cognitivo-comportamentale con la sua variante interpersonale della pratica dell’assertività), sia da quella orientale (la meditazione buddista basata sulla consapevolezza). Il suo contributo più originale fu quello di favorire un’alleanza terapeutica basata su un solido affetto reciproco.

Tutte le terapie dialettico-comportamentali si basano su due componenti:

1. una modalità terapeutica individuale, in cui terapeuta e paziente discutono questioni sorte durante la settimana, riportate su un apposito diario, e seguono una gerarchia di obiettivi comportamentali.
I comportamenti suicidari e autolesionistici hanno la priorità, e i comportamenti che interferiscono con la terapia vengono subito dopo. Poi, si passa alle problematiche sulla qualità di vita per lavorare, infine, per il miglioramento globale della vita del paziente. Durante la terapia individuale, terapeuta e paziente lavorano per potenziare l’uso delle abilità.

2. Una modalità di gruppo, che generalmente si riunisce una volta alla settimana per circa due ore o due ore e mezza, e nel quale si imparano ad utilizzare abilità specifiche suddivise in quattro moduli: abilità chiave della consapevolezza, abilità per l’efficacia interpersonale, abilità per la regolazione emotiva e abilità per la tolleranza dello stress.

Nessuna delle due componenti terapeutiche è utilizzata senza l’altra: la componente individuale è ritenuta necessaria per far sì che gli impulsi suicidari o altri problemi emotivi non interferiscano in modo distruttivo con le sessioni del gruppo, mentre queste ultime insegnano le abilità caratteristiche della DBT e sono un terreno di prova per mettere in pratica la regolazione di emozioni e comportamenti in un contesto sociale.

I quattro moduli.

Consapevolezza (Mindfulness).
La mindfulness è la capacità di concentrare l’attenzione, in modo non giudicante, sul momento presente. La mindfulness permette di vivere il momento presente, sperimentando pienamente le proprie emozioni e sensazioni, aiuta le persone ad accettare e tollerare le emozioni disturbanti, a mettere in gioco le loro abitudini e ad affrontare le situazioni difficili.

Efficacia interpersonale.
Le abilità insegnate nella DBT sono del tutto simili a quelle trattate in molti corsi di assertività e di problem-solving. Esse includono le strategie efficaci per esprimersi, a seconda dei propri bisogni, saper dire di no, e riuscire a gestire i conflitti interpersonali. Le abilità insegnate intendono massimizzare le probabilità che in una certa situazione l’individuo raggiunga i propri scopi, senza danneggiare l’altro, né rinunciare al rispetto di sé.

Regolazione delle emozioni.
Le persone con funzionamento borderline di personalità, allo stesso modo dei soggetti affetti da disturbi bipolare e di quelli con ideazione suicidaria, sono sovente labili mentalmente e tendono a sperimentare emozioni intense. Possono essere facilmente arrabbiate, frustrate, depresse o ansiose. Perciò questi individui potrebbero trarre beneficio da una terapia che li aiuti a regolare le proprie emozioni. Le abilità insegnate nella DBT per la regolazione delle emozioni comprendono: l’identificare e dare nome alle emozioni, identificare gli ostacoli alla modificazione delle emozioni, circoscrivere la vulnerabilità alla sfera emotiva della mente, aumentare gli eventi che portano emozioni positive, accrescere la consapevolezza delle emozioni che si provano, intraprendere un’azione che si contrappone all’emozione provata e applicare tecniche di tolleranza delle situazioni negative.

Tolleranza delle situazioni negative.
Molti dei moderni trattamenti psicologici si focalizzano sul tentativo di cambiare gli eventi e le circostanze stressanti. Poca attenzione viene data al tollerare le situazioni negative. La terapia dialettico-comportamentale pone enfasi sull’importanza di imparare a sopportare il dolore con le opportune abilità, queste abilità di tolleranza dello stress sono un naturale sviluppo delle abilità di mindfulness. Hanno a che fare con la capacità di accettare, in modo non giudicante, sia se stessi sia la propria situazione attuale. Benché si parli di modalità non giudicante, ciò non significa che si debba approvare tutto o che ci si debba rassegnare. L’obiettivo è acquisire la capacità di riconoscere tranquillamente le situazioni negative ed il loro impatto, invece di esserne sopraffatti o di fuggire da esse. Questo rende le persone in grado di prendere decisioni sagge e di agire in modo efficace, invece di reagire in modo disperato mettendo in atto comportamenti deleteri, che sono tipici sia del disturbo borderline di personalità sia del disturbo bipolare.

Fonte:
Kulacaoglu F., Kose, S. (2018), Borderline Personality Disorder (BPD): In the Midst of Vulnerability, Chaos, and Awe, Brain Sciences

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